"La lucidità non è di casa stasera!"
Detto questo fece un altro passo lungo le strade della notte.
L'asfalto bagnato al solo illuminarsi di luce non propria
la proiettava in visioni irreali,lontane da schemi e progetti.
Il tappeto di diamanti luccicanti la rimandava alle icone del cinema passato,
una improbabile Audrey Hepburn riprese a camminare lungo la isolata 57esima in una domenica mattina d'inverno...
La realtà però si discosta anni luce dalle illusioni formato pellicola...
Milano, 4 del mattino.
Piove.
Per strada solo 2 pakistani e qualche Margarita di troppo..
Passi incerti nella notte bagnata verso luoghi più sicuri e asciutti..
Nella testa,deliri da fine serata.
Progetti,paure ed ansia per una giornata che deve ancora arrivare.
"E' l'ultima volta che bevo,giuro!"
"L'ultima,sì!l'ultima...."
Come a voler rassicurare un fegato che ha visto giorni migliori.
E dal nulla una semplice domanda affiorò,feroce e stupida in egual modo:
"Perchè sono così infelice?"
A quel punto i rubinetti si aprirono.
La pioggia corse in suo aiuto e coprì il disastro che si compiva lungo il viso.
Le pietre di piazza Duomo così bagnate e così poco adatte ai tacchi (il prezzo della bellezza) erano un altro dei suoi problemi...forse il più facile da scacciare,
da dimenticare...
presa così da formidabile ispirazione,
si tolse le scarpe ormai luride e le lanciò ai due pakistani,
mancando il bersaglio...
...come se i due pakistani fossero privi dei drammi concessi dalla vita...
padre e figlio,soli,
vivono con altri 7 in un garage nelle vicinanze di parco sempione,
i soldi non sono mai abbastanza,
ma soprattutto sentono la mancanza di una donna,
la donna della loro vita,
venuta a mancare durante la traversata verso l'inferno.
Forse per questo,o per altro...non si saprà mai, lasciarono perdere quella povera ragazza scalza in preda ai fumi tossici dell'alcool.
"Povera pazza" disse il padre...
continua...
venerdì 28 settembre 2007
lunedì 17 settembre 2007
NewYork's deliriums/ Il TogaParty

Ricordi offuscati di gente in preda a deliri da Roma ancestrale e di fiumi di nettare rosso vite erano ancora vividi nella mia mente.
Mai mi sarei immaginato risvolti simili da un toga Party…ben lontani dagli insegnamenti di sua maestà John Belushi from “Animal House”
La serata trascorse in compagnia della bella Katie,testa rossa e lentiggini dalla Nuova Zelanda,
tra vino di dubbia qualità e risvolti pseudo erotici sui divanetti della veranda.
Assentarmi per una volata al bagno era d’obbligo dopo i 10 litri appena mandati giù…
Faccia a faccia durissimo…
3 mani di tinta rosso acido ai muri e subito a riprendere postazione tra le due neozelandesi.
Diedi troppo tempo alle esigenze personali, pensai, visto che non era rimasto nessuno alla festa…
Soltanto Gonzalo rimase a tener banco in veranda,argentino di 25 anni che sembra appena uscito da un concerto dei Misfits.
Proposta indecente.
Club argentino nel Queens,la festa doveva continuare.
Poco importa se il mio unico riparo dalla pudicità fosse un lenzuolo verde zozzo e nulla più.
Entrai nella subway facendo attenzione alla boccia di vino che tenevo in mano da ormai troppo tempo.
Gli diedi il colpo di grazia lungo la linea F
Insieme a lei morì anche ogni presupposto di continuare
la goliardica notte
in compagnia del mio strano amico sudamericano.
Ci perdemmo lungo gli intricati canali di collegamento,e uscimmo che la luce aveva già scacciato gli spettri della notte appena trascorsa.
Superati gli spasmi e gli sguardi straniti dei passanti,
tornai alla base,
doveva mi attendeva una rapida doccia
e tanto caffè.
La giornata era appena cominciata,pensai
Abbandonai così le vesti di antico romano ubriacone per vestirmi di bianco color cucina.
Oggi c’è troppa gente e il mio menù è un casino.
Shit!
sabato 28 luglio 2007
My point of view

The photos can replace the words when it serves
and I think that they deserve a little place inside this blog
I hope you can feel my point of view through these
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["Under the bridge" - Central Park,New York city]
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["Small Steps" - Lake in Central Park,New York city]
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["Dreaming Home Run" - Central Park,New York city]
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["Notes in the dark" - Central Park,New York city]
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["The song behind" - Time Square 42th,New York city]
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["Antifire on the sunset" - 95th Street,New York city]
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["Take my Oars",Central Park,New York city]
to be continued.....
lunedì 23 luglio 2007
The North lake's truth

Questa volta e' diverso.
E' con queste parole che lasciai l'Italia un mese fa.
Con il passare del tempo si e' instaurata un' idea,
un progetto preciso che non cedeva nulla al caso.
Una casa,un lavoro,una vita nuova.
Ben presto capii che non tutto gira sempre per il verso giusto.
Sabato mattina...in programma l'ennesima trasferta a New York City per cercare queste verita' ormai consolidate nella mente.
Decisi di concedermi una pausa dopo questi giorni di frenesia da caccia al tesoro.
Passare una giornata lontano dalla metropoli insieme a Rob e Joe in luoghi da cartolina.
Non una scelta cosi' sofferta dopotutto.

Il vento fresco della montagna ci accolse nel tiepido pomeriggio targato North Lake city,
una breve partita a scopa...
insegnare a Joe le regole base...
insomma...passare il tempo

Dopo la quinta mano,
Joe propose di osservare il paesaggio dall'alto della montagna
sulla cosidetta "Roccia del tramonto".
Perche' no? pensai

Dopo un lungo cammino attraverso la natura non ancora contaminata dalla modernita',
facemmo breve sosta sopra la "Roccia dell'artista" per ritemprarci piu' nello spirito che nelle gambe.



Il tramonto era ormai vicino e dovevamo sbrigarci.
Lasciammo vene artistiche ad altri avventori di roccie e proseguimmo lungo il nostro cammino.
Joe decise di non seguire sentieri tradizionali
e improvvisandosi un novello Reinhold Messner,
decise di scalare la parete sottostante la nostra ultima meta per la giornata.

Se l'uomo ha creato dei sentieri ci sara' un motivo,pensai...

Senza troppi sbattimenti,
il sottoscritto e il fedele Rob giungettero infine alla tanto agoniata vetta.

Il paesaggio che si prostrava ai nostri piedi pareva suggerirci l'ambiguita' dell'uomo e della sua concezione di spazio.
Davanti a cotanta magnificenza,
Rob non seppe trattenersi e lascio' un segno tangibile della sua presenza.

Il tramonto si avvicinava e sorgeva dentro di me una nuova idea,
un resoconto di quello che doveva essere questa giornata.
Il mese era quasi trascorso e non avendo ottenuto quello che volevo era chiaro che i giorni migliori dovevano ancora arrivare...
ma poi...
pensai a come sono finito qui.
Ad osservare il tramonto su questa roccia in America.

Un viaggio cominciato 2 anni prima su un congelatore a Milano
durante un piovoso venerdi' di settembre.
La sera che mi resi conto che dovevo cambiare qualcosa...
Un viaggio pensai...
Per dove e per quanto non era un problema.
E partito cosi',
senza meta precisa e senza illusioni,
finii col trovarmi immerso in una nuova prospettiva fatta di persone e luoghi mai visti prima.
...capii che ero partito male per l'America.
Arrivai con tanti progetti...
ma i progetti sono come un foglio davanti a una finestra...
Mi resi conto,
davanti alla verita' di questo tramonto,
che soltanto tornando sui miei passi avrei ottenuto qualcosa.
Decisi di ripetere l'esperienza parigina nella Grande Mela,
l'ostello,
la gente e gli incontri,
i grandi e i piccoli sbattimenti.
Ma soprattutto,
non avere nessun punto fermo nella testa,
ma un grande armadio dove riporre le esperienze fatte ogni giorno.
mercoledì 18 luglio 2007
Findhouse parte 2

Purtroppo la casa che cosi' tanto avevo sperato fosse libera era gia' occupata.
e come se non bastasse la vecchia chiedeva 6 mesi di affitto come minimo...
ma lasciamo stare...
Rassegnato all'idea di possedere una camera senza finestre presi il solito treno da Beacon city seguito da tutte le cianfrusaglie portatomi dietro dall'Italia.
Una valigia enorme,uno zaino e un letto gonfiabile/TOTALE 52 KG
Il letto gonfiabile era necessario poiche' in codesta stanza,
in quanto la mia amica Michel (la dominicana monzese) mi aveva assicurato che era libera il giorno stesso,
purtoppo non c'era il letto...
(come concepiscono una casa gli americani resta un mistero...)
Il peso delle valigie si faceva gia' sentire all'ingresso della metropolitana,
ma fiducioso che entro breve le avrei affidate a luogo sicuro tirai per la mia strada tra scene fantozziane e svariati "I'm sorry..."
Arrivato in agenzia Michel mi porto' a vedere questa famosa stanza lungo la 174esima,
bel posto devo ammetere.
Purtroppo la padrona di casa era assente.
ne approfittammo per un caffe' Starbucks bevuto lungo le strade del Bronx...
Eravamo sicuri che a breve si sarebbe sistemato tutto.
3 ore dopo si presenta in agenzia questa tipa di colore,la padrona di casa, in ciabatte e capelli legati da un fazzoletto rosa.
Si sara' svegliata male quella mattina,o solo dio lo sa,
fatto sta che ha deciso che il pagamento settimanale di 150$
non gli andava piu' bene.
La signora voleva 600$ per il primo mese,
piu' altri 600$ dollari di cauzione
e altri 600$ come compenso per l'agenzia...
un totale di 1800 pezzi tondi tondi.
mano al portafoglio capii che era una cifra da guerre stellari per il sottoscritto.
Ed eccoci al punto cruciale.
Solo
a New York
52 kg di valigie
nessun posto dove andare
Avro' smosso qualcosa nei cuori dei presenti,
si diedero da fare per trovarmi una sistemazione...
almeno per la notte.
Michel mi giuro' che non sarei rimasto in strada quella notte...
povera Michel...si sbagliava
Chiamo' addirittura la madre del suo capo per sapere se poteva trovarmi una stanza per la notte...
niente.
L'ultima spiaggia era un ostello.
Mi accompagnarono in macchina a quello piu' vicino...
chiuso
Non c'era piu' niente da fare,
scesi dalla macchine...loro si scusarono.
vabbe' poveracci...che colpa ne hanno loro...
Presi la metro e scesi lungo la 173esima nel Bronx in cerca di un ostello
(non dimenticatevi le valigie da 52 kg...)
era gia' buio e i cubani lungo le strade guardavano straniti il passagio di questo strano viandante sbuffante,
occhi fuori dalle orbite e capelli impregnati di sudore.
non un grande spettacolo...ci siamo capiti
Arrivato al primo ostello,l'Highbridge House, trovai solo una catena ad aspettarmi...
aperto dalle 7 alle 20....erano le 21:30...
SHit!
Provai a cercarne un altro lungo la 95esima....ma niente
sara' stata la nebbia davanti agli occhi per via della fatica
o forse la rassegnazione di una giornata girata male...
fatto sta che non lo trovai.
L'ultima spiaggia era la Grand central station dove miracolosamente trovai l'ultimo treno per tornare a Fishkill da Rob.
Nella mezzora di tempo che rimaneva prima della partenza praticai un po' di sana "scuola monza" nell'unico bar aperto della stazione.
Le due sbarbate che lavoravano dietro al bancone cominciarono a farmi domande...
Una nera da mozzafiato e una bianca senza pretese...
Dopo aver saputo che ero italiano come due stupide si misero a ridacchiare e parlare nelle orecchie...
pff..
Se mi trovavano affascinante in quelle condizioni mi immagino a che tipi sono abituati...
vabbe'...
Finito la misera cena le salutai...
la nera mi fece l'occhiolino e ricambiai.
Roba da tornarci in giorni migliori...
Sul treno la citta' scorreva via nuovamente in direzione ormai familiare.
Sfinito sprofondai lungo i sedili fissando lo scorrere della notte dal finestrino.
La battaglia oggi e' persa,pensai....
ma questa dannata casa prima o poi la conquistero'!
domenica 15 luglio 2007
Findhouse Parte 1

Giovedi' mattina il treno direzione Grand Central Station era piu' affollato del solito.
Trovai posto di fianco a una giovane madre portoricana e al suo marmocchio.
Dopo i soliti convenevoli e lo stupore, ormai quasi un marchio di fabbrica, sul fatto dell'essere italiano,mi pose la fatidica domanda:
"Cosa stai cercando a New York city?"
e prontamente risposi:" I'm here to findhouse!"
Non ci siamo ancora del tutto con la pronuncia...ma questo non e' un problema.
Un saluto e un goodluck da parte della giovane madre e giu' lungo Harlem.
Direzione 145th avenue.
La sera prima sul sito http://newyork.craigslist.org trovai una piccola agenzia che offriva stanze a partire da 100$ a settimana...
non potevo perdere l'occasione.
Trovai facilmente il posto...mi stupisco solo ora a pensare che in cosi' poco tempo ho capito come funzionano le strade newyorkesi...
Mi accolse questo ragazzo della mia stessa eta',
colore mulatto,camicia a mezze maniche e grandi occhiali scuri per coprire l'occhio sinistro tumefatto da chissa' quale mano non proprio amica...
Mi disse che c'era una stanza proprio lungo la 145esima che pero' costava 600$ al mese.
Mi indico' il posto,proprio dall'altra parte della strada, e mi lascio' in balia del gestore dello stabile, un vecchio di colore che sembrava appena uscito da un carcere o chissa' cosa...
salimmo i 2 piani della palazzina attraverso un piccolissimo corridoio illuminato alla bellemmeglio.
Il vecchio si pose davanti alla porta e la apri'.
Davanti a me si materializzo' la tristezza fatta camera da letto.
6 metri quadrati,un materasso e un mini armadio.
Nessuna finestra.
Il ronzare della minuscola lampadina al soffitto e le macchie di ignota provenienza lungo le pareti aumentavano la malinconia di questo tugurio Harlemiano.
"TI piace?" mi chiese il vecchio come a dire che era il suo pezzo forte...
"Si'..." risposi menzognero,
"Pero' mi piacerebbe avere una finestra....sa'....sono italiano!"
"Ah! Italiano! C'e' l'ho una stanza con la finestra!" rispose prontamente
La seconda stanza aveva la finestra...non lo metto in dubbio questo.
Peccato che c'era SOLO la finestra.
Nessun letto,nessun mobile...
"Mi scusi...ma il letto?" chiesi sornione
"Ah...il letto e' un problema tuo...."
Ottimo...600 $ al mese per 4 mura e una finestra...
Per un momento calo' la depressione sul vostro affezionato..
Tornato in agenzia gli feci capire che non era proprio il massimo della vita quella stanza...
Allora mi dissero di aspettare l'arrivo di questa ragazza che parlava italiano,cosi' avrebbe potuto capire meglio quello che volevo...
Ne approfittai per fare un giro nel vicino Bronx,
scenari spettacolari,l'umanita' che traspirava in ogni angolo,
le scale antincendio esterne abbellite da bandiere di ogni colore e paese.
Lungo i giganteschi marciapiedi nuvoli di bambini e vecchi seduti ai tavoli a giocare a dominio...
Ma del Bronx ne parlero' un altra volta...per il momento pensiamo alla casa.
Tornato in agenzia mi attendeva Michel,
giovane dominicana color caffelatte,
la generosita' del portamento me la dicevano simpatica.
Parlava un buon italiano.
Gli chiesi dove avesse imparato cosi' bene a parlare la mia lingua.
"Ho vissuto un anno in Italia insieme alla mia famiglia e al mio ragazzo(..)
pero' li' mi annoiavo troppo e non c'era lavoro...
cosi' ho deciso di tornare a New york..."
"...quindi hai vissuto in Italia...e dove di preciso?" chiesi
"In una citta' vicino a Milano..."
...
"Si chiama Monza"
...
assurdo
Lo stupore traspari' dai suoi occhi quando gli dissi che era proprio da li' che arrivavo...
Cosi' mi fece vedere i pantaloni che indossava...
li ha comprati da Zara in centro!
Passammo cosi' dalla 145th avenue a Corso Milano...
Se passate davanti alla stazione e vedete dei dominicani saranno sicuramente la sua famiglia e il suo tipo.
Mi disse che a Monza non c'erano opportunita'...che per un anno ha cercato lavoro invano e che li' tutto chiudeva prestissimo...
"So boooring" ripete' spasmodicamente.
Anche i dominicani capiscono cosa vuol dire stare a Monza...
Ottenuta una certa intimita' mi propose una soluzione diversa dalla bettola vista poche ore prima..
"Ti piace il Bronx?" mi chiese sorridendo
"Guarda...ho vissuto un paio di anni in queso appartamento...e' di una signora anziana che per 500$ al mese ti offre un apparmento con:
letto matrimoniale
2 divani
un grande armadio
cucina interna
televisione via cavo
e 2 finestre vista stadio degli yankees!
"2 finestre! un miracolo!" dissi accasciandomi sul divano di pelle nera.
Rise
"Ah...e poi puoi portare tutte le ragazze che vuoi in questo appartamento!"...
La sa' lunga Michel....
Provo' a chiamare la vecchia....purtroppo invano...
cellulare spento...caput
Rimanemmo d'accordo che appena avrebbe saputo qualcosa mi avrebbe chiamato.
La salutai calorosamente e tornai lungo la mia strada...
Il giorno dopo mi chiamo'...
Ancora niente...
Appuntamento Lunedi' mattina e vediamo cosa si puo' fare...
Per il momento finisce qui....
alla seconda parte di Findhouse!
giovedì 5 luglio 2007
Una lunga indipendenza

Decisi di dare un senso a questa giornata piovosa e d'indipendenza.
Insieme a Rob uscimmo dalla nostra dimora per avventurarci lungo strade mai percorse prima.
La macchina era ancora dal meccanico e quindi,
costretti da questa sfortunata evenienza,
ci incamminammo lungo la 9h avenue in direzione Beacon city.
Sperando in un improbabile autobus costeggiammo la strada a lungo, ma senza successo.
La pioggia si fece sottile e pungente,ma non insopportabile.
Lungo la strada elementi pseudoerotici ci riportavano a riscoprire l'umanita' di questi posti dimenticati dal signore.

Le auto sfrecciavano a pochi centrimetri
poiche' le strade in america non sono concepite per una popolazione ad andatura marciante.

Le gambe accusarono cedimenti vari solo dopo il quarto miglio,
in queste circostanze il semplice parlare del piu' e del meno riesce a distogliere la prostrazione almeno per un momento.

La liberazione di vedere la stazione dopo una simile scarpinata non ha eguali.

Il fato a favore ci permise di avere un riparo,seppur modesto, all'ampliarsi della pioggia in caduta libera.

Dopo aver ceduto i 22 dollari a nostra signora emettitrice automatica,
mi appostai a mo' di avvoltoio a osservare i treni scorrere lungo i binari.
Una vaga voce sentita nel corso degli anni permeava la mente..
"Monza. Stazione di Monza..."

Un'ora e mezza piu' tardi lo scenario cambio' radicalmente.
Dalla mesta provincia all'imponenza della caput mundi.
Passammo per Harlem e l'attenzione non poteva che concentrarsi sugli edifici provvisti di scale esterne che fanno parte del nostro bagaglio d'immaginazione,
ma che dal vivo riservano sempre una particolare emozione...
la prima volta come si dice...
Arrivati in stazione centrale si respirava un'aria familiare,
gente in partenza,treni in arrivo e turisti in affanno di foto ricordo.
Immense bandiere a stelle e strisce sovrastavano i presenti come a ricordar loro di essere sul suolo della sola superpotenza rimasta.

E poi eccola qui.

La Grande mela,l'Ombelico del mondo,la citta' che non dorme mai:
si mostra in tutto il suo splendore,
nella sua grandiosita' che ti lascia a terra,
palazzi che accarezzano le nuvole cariche di pioggia
la promisquita' della sua gente,
il movimento,la diversita',la vita.
Nubi di fumo denso bianco inondano le strade.

I profumi si confondono ad ogni angolo,
il mare di luci inebria la mente e ti fa sentire come sotto l'effetto di una droga cosi' potente ma cosi' piacevole.
In ogni direzione persone come formiche impazzite,
alla ricerca di chissa' chi o cosa.
La retorica sentita cosi' tante volte da gente che non ha mai guardato aldila' del proprio muro sembra cosi' lontana.


Soltanto il fedele compagno di viaggio mi riporto' alla realta',
cominciammo a camminare in direzione sconosciuta,
entrambi assuefatti dalla cosi' tanta mole di autenticita',
trovammo rifugio in un doppio frullato bevuto lungo Times Square.
Riottenuto l'equilibrio e il senso del viaggio,ci incamminammo lungo la 42esima in direzione Hudson river.
Attendemmo i famosi fuochi d'artificio del 4 luglio,
purtroppo invano.
Annullati causa pioggia,
intanto,in lontananza, il cielo del New Jersey brillava di giochi pirotecnici e di maggior fiducia nei propri mezzi...
Al ritorno la citta' illuminata a giorno ci mostro' il motivo di tanta notorieta'.


(Nico!non sapevo del tuo business di gamberi calabbresi!)


Lungo Broadway,Rob mi mostro' il piu' famoso ristorante giapponese della citta',
ne approfittammo cosi' per goderci le prelibatezze del sol levante.
L'ultima volta che mangiai sushi mi trovavo lungo Nevsky prospekt a Sanpietroburgo...
ma questo e' un altro paese e un altra storia...
fatto sta che era da tanto che non mangiavo sushi,
quasi un anno!
Usciti dal Ruby Foo's diedi un ultimo sguardo a Time square e poi giu' lungo la subway newyorkese.

Il districarsi delle innumerevoli linee,

interminabili canali di passaggio,
la fiumana di gente che ti trasporta come un onda che si infrange a riva,
il perdersi in questa giungla di metallo,sudore e modernita'.
La sensazione piacevole dell'avere una scelta,
di sapere che qualunque strada percorrerai
la destinazione sara' una affascinante incognita.

Sul treno di ritorno
la city sfilava via nell'oscurita' della notte
lasciando spazio a scenari rustici,
lontani dalla contemporaneita'.
Un ritorno forzato dalle evenienze.

L'ora tarda e l'assenza di qualunque forma di vita presso la stazione di Beacon city
presagiva scenari lontani dalla comodita' della casetta di Fishkill.
Ne autobus ne taxi potevano correrci in aiuto.
Rob provo' a chiamare al centralino.
Invano.
Scoprimmo che il 4 Luglio per gli americani vuol dire riposo
e non patriottismo viscerale...
Come i protagonisti di una novella di Jack Kerouac
ci incamminammo along the road.
La stanchezza si faceva sentire piu' dell'andata.
La pioggia divenne piu' rabbiosa e non ci aiuto' nella sfacchinata.
Al secondo miglio,appena usciti da Beacon city trovammo rifugio in un Dinner,
tipico ristorante on the road americano
aperto tutta la notte...grazie di esistere!

Ne approfittai per un buon caffe' e per un bagel with creamcheese che tanto mi piace!

Davanti al pasto notturno ripercorremmo tutta la giornata,
che nonostante le difficolta',
era una giornata da ricordare.

Uscimmo che le 3 del mattino avevano gia' bussato alla porta della notte da un bel pezzo.

La strada deserta illuminata dai semafori pendenti
lasciavano un alone di luminescenza
che ci riportava alla luce della citta' appena abbandonata
ma che per tutta la notte e' stata presente nei nostri sogni
e di quelli che verranno.
lunedì 2 luglio 2007
Prima o poi arriviamo tutti...40 anni in ritardo!
Mi svegliai di buon ora all'alba del terzo giorno made in Usa.
Preparai un caffe' con la piccola moka per me e il mio coinquilino Rob,
caricandoci cosi' per la prospettiva di un grande giorno
Mesi fa Rob si iscrisse a un corso di meditazione niente popodimeno che nella culla della generazione Hippy.

Galvanizzato come pochi dall'idea di ripercorrere nei luoghi e nella mente gli intramontabili anni 60,cominciai la giornata con una overdose musicale firmata Hendrix&Joplin e un paio di birre Saranac.
Dopo due ore di assolate e rettilinee carreggiate tipiche d'oltreoceano,
giungemmo nella free spirits town,2000 anime libere e tanto verde.

Salutai Rob che si diresse 3 miglia piu' a nord e andai verso il centrocitta',
ovvero una piccola piazza chiamata "The Green" dove sostano per ore attempati rastaman e turisti newyorkesi,tutti insieme.


Per cominciare feci un giro per i negozietti che mi dicevano molto fiera di senigallia ma molto piu' originali(roba che le ragazze avrebbero lasciato interi stipendi...) e i molti chioschi smercianti articoli per fumatori di varie forme,colori e dimensioni.Psichedelici e' la parola esatta!



L'atmosfera era molto colorata essendo un sabato mattina,libero dal lavoro.

Dopo un paio d'ore passate a camminare su e giu' lungo tutto il paese,sostai per un breve pranzo al Corner cupboard,piccola osteria come tante altre in America...
ma con qualcosa di speciale inatteso.

Divorai in pochi secondi un Bagel con bacon&creamcheese (una specie di ciambellona salata tipica americana) e sorseggiai con gusto un bollente caffe' HazelNut(caffe' dall'aroma fantastico che sa di noce!):
vedendomi cosi' soddisfatto delle pietanze servitemi,la locandiera con una vistosa cicatrice in volto comincio' a parlare con me.
Ovviamente quando seppe della mia nazionalita' non trattenne il sorriso che si prolungava da orecchio a orecchio,e incuriosita sul motivo del mio soggiorno a Woodstock mi chiese:
"what're you trying in U.S.?"
Non so perche'...sara' la mia faccia da schiaffi o forse la simpatia per il nostro paese....fatto sta che alla risposta:
"I want to find a job!"
prese il telefono e chiamo' un suo caro amico italiano,un veneziano di nome Graziano,proprietario del "Downtown cafe'" nella vicina citta' di Kingstone.
Me lo passo' e mi disse che potevo benissimo andare da lui,che non c'erano problemi e che mi avrebbe sistemato in qualche posto.
Cioe'...ero da 4 ore a Woodstock e avevo gia' trovato un aggancio per lavorare.
Ero abbastanza soddisfatto.
Comunque non potevo fermarmi li' tutto il giorno...
ringraziai calorosamente la locandiera,di nome Aurora,simpaticissima, e proseguii il mio viaggio alla scoperta di Woodstock.
Finii nel piccolissimo municipio cittadino per seguire un concerto di due vecchi hippy,maestri nel maneggiare svariati strumenti a fiato, capaci di creare atmosfere lontane dal tempo e dallo spazio...fantastici!
Ancora in preda al viaggione assurdo ad opera dei menestrelli di Śhiva,ritornai al "The green" e seguii con curiosita' la dimostrazione pacifica di 3 simpatiche hippy.



Capii che per comprendere il vero spirito di Woodstock dovevo solo guardarmi intorno e percepire quei piccoli particolari che rendono questa cittadina unica nel suo genere.



Mi colpii particolarmente questa strana figura all'entrata della citta'.
Erano 4 ore che ero li' ad osservare e lei se ne stava ferma li',
imperterrita,
ad ogni auto o persona che giungeva in citta',
lei dispensava inchini di benvenuto.

Entrai di nuovo al Corner Cupboard e Aurora,la barista sfregiata, mi racconto' la strana storia di "Rosemary,la donna dell'inchino".
Anni fa Rosemary conobbe un uomo proveniente dalla lontana india,
quest'uomo era un sadhu,ovvero un santone indiano.
Rimase talmente affascinata che anche lei,come quest'uomo,decise di fare un singolare voto di fede.
Inverno o estate,caldo o freddo,pioggia o sole che sia,lei sta' li',
all'ingresso di Woodstock,
tutti i giorni,tutte le ore,
e per ogni straniero che entra in citta' lei si inchina come segno di gratitudine.
Il vero motivo per cui Rosemary faccia questo rimane ancora un mistero...
Molti la considerano una pazza,altri una grande donna...fatto sta che a parere di molti,senza Rosemary,Woodstock perderebbe quel tocco mistico che la cottraddistingue.
Io la trovo assolutamente affascinante!
Ne approfittai per fare un breve video come testimonianza di tanta determinazione.
Ero rimasto d'accordo con Rob che ci saremmo trovati al The Green entro le 6 del pomeriggio,alla fine del suo corso di meditazione.
....
Si erano gia' fatte le 8 di sera e non si era ancora fatto vivo.
All'inizio pensai che si era prolungato piu' del dovuto,e dato che non avevo con me alcun tipo di cellulare aspettai con pazienza il suo arrivo.
....
Il tempo passava...
...niente...
Aurora per allietare la mia attesa mi offri di nascosto un Vodkalemon che teneva da parte per la chiusura.
Santa donna!
A un certo punto vedo spuntare Rob lungo la strada.
A piedi.
Di corsa.
Ho capito che non era stato un ritardo dovuto al prolungarsi del corso.
Purtroppo porto' la tragica notizia della morte della sua amata Mazda,la macchina che compro' dopo essere tornato dall'Italia.
Guasto al motore...nulla da fare.
In pratica eravamo fermi a Woodstock.
...a dire il vero non mi dispiaceva l'idea!
Ma i piani del destino erano ben altri.
A un certo punto arrivo' un compagno di corso di Rob,e ci disse che una sua amica avrebbe tenuto una festa non troppo lontano da li'...
Non avendo altro posto dove andare decidemmo di recarci alla sconosciuta festa come ospiti saltimbanco.
...
La cosidetta casa...o meglio reggia...si trovava all'interno della riserva naturale del parco nazionale Minnewaska,la classica casa americana per intenderci...
La festa era una sorta di salotto boccacesco dove gli invitati,
tutti intorno ai 40 anni,bivaccavano sui lungi divani stile coloniale e divoravano cibi macrobiotici che facevano molto radical chic.
Il padrone di casa,il padre dell' amica dell'amico di Rob,fece gli onori di casa presentandosi con una vestaglia bianca da monaco buddista e mi chiese per 3 volte non consecutive da dove venissi...un po' svampito purtroppo il fintohippy...
"Italy!" risposi sorridente ogni volta...
E ogni volta usciva fuori che il mio paese era il migliore del mondo...che era stato in posti bellissimi...Firenze,Amalfi,Roma,Costa azzurra(???)
Vabbe'...
mi ingozzai all'inverosimile di cazzate macrobiotiche radical chic e mi stravaccai sul divano coloniale...
meglio che passare la notte su una panchina pensai..
Poi ti esce la figlia di sto qui,
i suoi separati(ovviamente...),
stile vonciona,
peli sulle gambe e lungo le ascelle,
vegetariana perche' e' trendy,
e grande conoscitrice dei culti orientali...
arriva li' con sua cugina di 14 anni e me la presenta,
una pischella col latte alla bocca,niente di piu'.
quando gli dico che sono Italiano lei apre gli occhi a mo di oblo' manco fosse il Titanic...
"AAAh!Italiano!Pizza,Napoli,Mafia..." ecco...ci siamo capiti di che gente stiamo parlando...
io e Rob ci siamo guardati...niente da dire...
La serata e' proseguita con battute orribili dei presenti e disquisizioni sulle possibili varianti dei cibi a base di ceci(...wow!)
Alla fine se ne andarono tutti e come giaciglio per la notte mi sistemarono in cantina sulla fredda pietra...
un sacco a pelo offertomi limitava la solidita' del pavimento lungo le stanche membra.
....
Mi svegliai la mattina successiva con una messicana che mi urlava dietro,
doveva essere la domestica della baracca,
storie di suscettibilita' ante-mestruo si percepivano nell'aria...
gli bloccavo l'ingresso al ripostiglio delle scope...povera donna!
Alzandomi sentii la schiena in fase di sgretolamento...
questa sensazione proseguii tutto il giorno,purtroppo ...
Pur di star lontano dalla messicana mestruata,feci un giro lungo il lago artificiale creato apposta dal padrone di casa.
Questo qui per intenderci.


Rifiutai la colazione tipica americana...troppo pesante per il mio stomaco mediterraneo...
in seguito uscimmo tutti insieme per un giro nel bosco.
Un posto bellissimo!
Purtroppo vivere in questi posti non e' per tutti...e lo sappiamo bene...inutile che lo spiego.
Per pranzo immancabile Barbecue americano, manco a dirlo, Hot dog.
Ah! A proposito di Dog!
piccola nota divertente.
Non poteva certo mancare in una tale casa l'animaletto/peluche.
Immaginate gli epiteti con cui possono chiamare questa povera creatura...

Fatto sta che la figlia minore budriona (troppi cibi macrobiotici..)a un certo punto lo piglia in braccio e gli urla a distanza millimetrica:
"SWEEETY!!YUO'RE MY LITTLE SWEEETY PUPPY!!"
...vabbe'...il cane aveva in bocca una pallina da tennis e la budrillona cercava di toglierlo.
"C'MON SWEEETY!GIV'M THE BAAALL!!"
"SWEEEEETYYYYYY!!"
alla fine il suo sweety dog gli rifila na sganasciata sul braccio,
due bei segni netti e profondi!The dog's Revenge!
"AAAAH!! FUUUUCKING DOG!MOTHERFUCKEEEER!!!" e via cosi' a insultare la bestiola...
non so come ho fatto a non ridere al momento!
ma ho recuperato piu' tardi..e anche adesso!hahahaha!
Finita l'esperienza nella magione,un'amica hippy di Rob e' venuta a trarci in salvo.
Lungo il fiume Hudson ho fatto un video testimonianza di rientro verso Fishkill.
Per essere solo il quinto giorno in america sono successe tante cose interessanti.
Aspetto domani.
AH!
Per la cronaca, oggi sono andato a Kingstone da Graziano,il prezioso contatto concessomi da Aurora,la barista sfregiata di Woodstock ....la santa donna!
...purtroppo era chiuso....
Shit happens!
Alla prossima!
Preparai un caffe' con la piccola moka per me e il mio coinquilino Rob,
caricandoci cosi' per la prospettiva di un grande giorno
Mesi fa Rob si iscrisse a un corso di meditazione niente popodimeno che nella culla della generazione Hippy.

Galvanizzato come pochi dall'idea di ripercorrere nei luoghi e nella mente gli intramontabili anni 60,cominciai la giornata con una overdose musicale firmata Hendrix&Joplin e un paio di birre Saranac.
Dopo due ore di assolate e rettilinee carreggiate tipiche d'oltreoceano,
giungemmo nella free spirits town,2000 anime libere e tanto verde.

Salutai Rob che si diresse 3 miglia piu' a nord e andai verso il centrocitta',
ovvero una piccola piazza chiamata "The Green" dove sostano per ore attempati rastaman e turisti newyorkesi,tutti insieme.


Per cominciare feci un giro per i negozietti che mi dicevano molto fiera di senigallia ma molto piu' originali(roba che le ragazze avrebbero lasciato interi stipendi...) e i molti chioschi smercianti articoli per fumatori di varie forme,colori e dimensioni.Psichedelici e' la parola esatta!



L'atmosfera era molto colorata essendo un sabato mattina,libero dal lavoro.

Dopo un paio d'ore passate a camminare su e giu' lungo tutto il paese,sostai per un breve pranzo al Corner cupboard,piccola osteria come tante altre in America...
ma con qualcosa di speciale inatteso.

Divorai in pochi secondi un Bagel con bacon&creamcheese (una specie di ciambellona salata tipica americana) e sorseggiai con gusto un bollente caffe' HazelNut(caffe' dall'aroma fantastico che sa di noce!):
vedendomi cosi' soddisfatto delle pietanze servitemi,la locandiera con una vistosa cicatrice in volto comincio' a parlare con me.

Ovviamente quando seppe della mia nazionalita' non trattenne il sorriso che si prolungava da orecchio a orecchio,e incuriosita sul motivo del mio soggiorno a Woodstock mi chiese:
"what're you trying in U.S.?"
Non so perche'...sara' la mia faccia da schiaffi o forse la simpatia per il nostro paese....fatto sta che alla risposta:
"I want to find a job!"
prese il telefono e chiamo' un suo caro amico italiano,un veneziano di nome Graziano,proprietario del "Downtown cafe'" nella vicina citta' di Kingstone.
Me lo passo' e mi disse che potevo benissimo andare da lui,che non c'erano problemi e che mi avrebbe sistemato in qualche posto.
Cioe'...ero da 4 ore a Woodstock e avevo gia' trovato un aggancio per lavorare.
Ero abbastanza soddisfatto.
Comunque non potevo fermarmi li' tutto il giorno...
ringraziai calorosamente la locandiera,di nome Aurora,simpaticissima, e proseguii il mio viaggio alla scoperta di Woodstock.
Finii nel piccolissimo municipio cittadino per seguire un concerto di due vecchi hippy,maestri nel maneggiare svariati strumenti a fiato, capaci di creare atmosfere lontane dal tempo e dallo spazio...fantastici!
Ancora in preda al viaggione assurdo ad opera dei menestrelli di Śhiva,ritornai al "The green" e seguii con curiosita' la dimostrazione pacifica di 3 simpatiche hippy.



Capii che per comprendere il vero spirito di Woodstock dovevo solo guardarmi intorno e percepire quei piccoli particolari che rendono questa cittadina unica nel suo genere.



Mi colpii particolarmente questa strana figura all'entrata della citta'.
Erano 4 ore che ero li' ad osservare e lei se ne stava ferma li',
imperterrita,
ad ogni auto o persona che giungeva in citta',
lei dispensava inchini di benvenuto.

Entrai di nuovo al Corner Cupboard e Aurora,la barista sfregiata, mi racconto' la strana storia di "Rosemary,la donna dell'inchino".
Anni fa Rosemary conobbe un uomo proveniente dalla lontana india,
quest'uomo era un sadhu,ovvero un santone indiano.
Rimase talmente affascinata che anche lei,come quest'uomo,decise di fare un singolare voto di fede.
Inverno o estate,caldo o freddo,pioggia o sole che sia,lei sta' li',
all'ingresso di Woodstock,
tutti i giorni,tutte le ore,
e per ogni straniero che entra in citta' lei si inchina come segno di gratitudine.
Il vero motivo per cui Rosemary faccia questo rimane ancora un mistero...
Molti la considerano una pazza,altri una grande donna...fatto sta che a parere di molti,senza Rosemary,Woodstock perderebbe quel tocco mistico che la cottraddistingue.
Io la trovo assolutamente affascinante!
Ne approfittai per fare un breve video come testimonianza di tanta determinazione.
Ero rimasto d'accordo con Rob che ci saremmo trovati al The Green entro le 6 del pomeriggio,alla fine del suo corso di meditazione.
....
Si erano gia' fatte le 8 di sera e non si era ancora fatto vivo.
All'inizio pensai che si era prolungato piu' del dovuto,e dato che non avevo con me alcun tipo di cellulare aspettai con pazienza il suo arrivo.
....
Il tempo passava...
...niente...
Aurora per allietare la mia attesa mi offri di nascosto un Vodkalemon che teneva da parte per la chiusura.
Santa donna!
A un certo punto vedo spuntare Rob lungo la strada.
A piedi.
Di corsa.
Ho capito che non era stato un ritardo dovuto al prolungarsi del corso.
Purtroppo porto' la tragica notizia della morte della sua amata Mazda,la macchina che compro' dopo essere tornato dall'Italia.
Guasto al motore...nulla da fare.
In pratica eravamo fermi a Woodstock.
...a dire il vero non mi dispiaceva l'idea!
Ma i piani del destino erano ben altri.
A un certo punto arrivo' un compagno di corso di Rob,e ci disse che una sua amica avrebbe tenuto una festa non troppo lontano da li'...
Non avendo altro posto dove andare decidemmo di recarci alla sconosciuta festa come ospiti saltimbanco.
...
La cosidetta casa...o meglio reggia...si trovava all'interno della riserva naturale del parco nazionale Minnewaska,la classica casa americana per intenderci...
La festa era una sorta di salotto boccacesco dove gli invitati,
tutti intorno ai 40 anni,bivaccavano sui lungi divani stile coloniale e divoravano cibi macrobiotici che facevano molto radical chic.
Il padrone di casa,il padre dell' amica dell'amico di Rob,fece gli onori di casa presentandosi con una vestaglia bianca da monaco buddista e mi chiese per 3 volte non consecutive da dove venissi...un po' svampito purtroppo il fintohippy...
"Italy!" risposi sorridente ogni volta...
E ogni volta usciva fuori che il mio paese era il migliore del mondo...che era stato in posti bellissimi...Firenze,Amalfi,Roma,Costa azzurra(???)
Vabbe'...
mi ingozzai all'inverosimile di cazzate macrobiotiche radical chic e mi stravaccai sul divano coloniale...
meglio che passare la notte su una panchina pensai..
Poi ti esce la figlia di sto qui,
i suoi separati(ovviamente...),
stile vonciona,
peli sulle gambe e lungo le ascelle,
vegetariana perche' e' trendy,
e grande conoscitrice dei culti orientali...
arriva li' con sua cugina di 14 anni e me la presenta,
una pischella col latte alla bocca,niente di piu'.
quando gli dico che sono Italiano lei apre gli occhi a mo di oblo' manco fosse il Titanic...
"AAAh!Italiano!Pizza,Napoli,Mafia..." ecco...ci siamo capiti di che gente stiamo parlando...
io e Rob ci siamo guardati...niente da dire...
La serata e' proseguita con battute orribili dei presenti e disquisizioni sulle possibili varianti dei cibi a base di ceci(...wow!)
Alla fine se ne andarono tutti e come giaciglio per la notte mi sistemarono in cantina sulla fredda pietra...
un sacco a pelo offertomi limitava la solidita' del pavimento lungo le stanche membra.
....
Mi svegliai la mattina successiva con una messicana che mi urlava dietro,
doveva essere la domestica della baracca,
storie di suscettibilita' ante-mestruo si percepivano nell'aria...
gli bloccavo l'ingresso al ripostiglio delle scope...povera donna!
Alzandomi sentii la schiena in fase di sgretolamento...
questa sensazione proseguii tutto il giorno,purtroppo ...
Pur di star lontano dalla messicana mestruata,feci un giro lungo il lago artificiale creato apposta dal padrone di casa.
Questo qui per intenderci.


Rifiutai la colazione tipica americana...troppo pesante per il mio stomaco mediterraneo...
in seguito uscimmo tutti insieme per un giro nel bosco.
Un posto bellissimo!
Purtroppo vivere in questi posti non e' per tutti...e lo sappiamo bene...inutile che lo spiego.
Per pranzo immancabile Barbecue americano, manco a dirlo, Hot dog.
Ah! A proposito di Dog!
piccola nota divertente.
Non poteva certo mancare in una tale casa l'animaletto/peluche.
Immaginate gli epiteti con cui possono chiamare questa povera creatura...

Fatto sta che la figlia minore budriona (troppi cibi macrobiotici..)a un certo punto lo piglia in braccio e gli urla a distanza millimetrica:
"SWEEETY!!YUO'RE MY LITTLE SWEEETY PUPPY!!"
...vabbe'...il cane aveva in bocca una pallina da tennis e la budrillona cercava di toglierlo.
"C'MON SWEEETY!GIV'M THE BAAALL!!"
"SWEEEEETYYYYYY!!"
alla fine il suo sweety dog gli rifila na sganasciata sul braccio,
due bei segni netti e profondi!The dog's Revenge!
"AAAAH!! FUUUUCKING DOG!MOTHERFUCKEEEER!!!" e via cosi' a insultare la bestiola...
non so come ho fatto a non ridere al momento!
ma ho recuperato piu' tardi..e anche adesso!hahahaha!
Finita l'esperienza nella magione,un'amica hippy di Rob e' venuta a trarci in salvo.
Lungo il fiume Hudson ho fatto un video testimonianza di rientro verso Fishkill.
Per essere solo il quinto giorno in america sono successe tante cose interessanti.
Aspetto domani.
AH!
Per la cronaca, oggi sono andato a Kingstone da Graziano,il prezioso contatto concessomi da Aurora,la barista sfregiata di Woodstock ....la santa donna!
...purtroppo era chiuso....
Shit happens!
Alla prossima!
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